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La notte era calata sulla città come una tenda di velluto nero, pesante e silenziosa. I ciottoli lucidi riflettevano il tremulo bagliore dei lampioni, trasformando le strade in uno specchio infranto sotto i passi affrettati degli ultimi nottambuli. Tra loro, il Conte Henri de Montclair e sua moglie, la Contessa Élise, camminavano con passi eleganti, appena riparati dalla pioggia fine che aveva iniziato a cadere mentre lasciavano l’opera. I loro cappotti – il suo di lana scura, il suo di pelliccia chiara – offrivano poca protezione.

Gocce scivolavano sul colletto rialzato del Conte, si attaccavano ai ricci ribelli della Contessa, e il rumore dei loro stivali echeggiava sui marciapiedi deserti. « Almeno la pioggia allontana i fastidi, » mormorò Henri con un sorriso furbo. « E ci regala la città tutta per noi. » Lei rispose con una risata cristallina, quasi soffocata dal fruscio della pioggia.

Camminavano fianco a fianco, senza fretta, come a sfidare il cielo a farli affrettare. « Ti ricordi, » disse Élise, guardando i balconi in ferro battuto, « la scena in cui si strappò il vestito durante la tempesta? » « Come potrei dimenticarlo? » rispose lui. « Fece rabbrividire tutto il pubblico. Anche i più disincantati trattennero il respiro. » Un lampo squarciò il cielo, seguito da un tuono sordo, come un applauso in ritardo.

Improvvisamente, una risata soffocata giunse a loro portata dal vento. Una giovane coppia, rannicchiata sotto una tettoia, condivideva un momento rubato. « I giovani, » sospirò Élise, « sempre così impazienti di credere che il mondo sia loro. » « E noi, mia cara? » « Noi sappiamo meglio, » sussurrò lei, infilando la mano guantata nel gomito del suo braccio. « Ma giochiamo con più grazia. »

La pioggia si intensificò, trasformando la loro passeggiata in una danza goffa tra pozzanghere e ombre. « Presto, » disse Henri, tirandola verso un portico illuminato da una lanterna tremolante. « Rifugiamoci qui. » Sotto la copertura precaria, si guardarono, i loro volti illuminati dal bagliore dorato. « Siamo ridicoli, » ammise lui, asciugando una ciocca bagnata dalla sua fronte. « Ridicoli e felici. » « Come il primo giorno, » rispose lei.

Scoppiarono a ridere, complici, mentre la pioggia continuava a cadere, indifferente ai loro piani. « Andiamo a casa, » disse Élise infine. « La notte è nostra, ma il giorno ci aspetta. » « Sempre, » rispose lui, offrendole il braccio.

E nella pioggia che lavava le bugie della città, ripresero a camminare: due figure eleganti, spensierate, padroni di un mondo che, per una notte, apparteneva ancora a loro.

Rainy Night

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